Magdi Allam fonda il partito "Protagonisti per l'Europa Cristiana" con il seguente programma: no all'aborto, no al divorzio, no ai matrimoni gay, no all'eutanasia. Per carità, come cantava Luigi Tenco ognuno è libero di fare quello che gli va, in questo caso di dire tutti i no che gli va. Io però vorrei dare una mano ad Allam suggerendogli umilmente e anzi molto rispettosamente un altro paio di no giusto per rimpolpare il programma del novello partito: no al prosciutto coi polifosfati, no alla pelle a buccia d'arancia, no alle muffe, ma soprattutto no alle morti sul lavoro, no alla violenza sulle donne, no al lavoro minorile, no all'abbandono degli animali, no al precariato, no al razzismo...
Ieri ho letto su Repubblica una notizia che mi ha fatto sorridere ma che mi sembra al tempo stesso un segno dei tempi:
Nell'epoca in cui si proclama la morte del neoliberismo, del "capitalismo disinvolto" postindustriale e indebitato sino al collo tornano in auge i vecchi rimedi. A parte il fatto che non credo che la vecchia cara borsa dell'acqua calda di plastica rossa fosse veramente mai andata in pensione, mi viene in mente un paragone forse un po' azzardato: se nella teoria delle catastrofi un avvenimento minimo come il battito delle ali di una farfalla può produrre catastrofi, in questo caso una catastrofe produrrebbe il ritorno di un oggetto desueto, secondario. Chiamiamolo effetto borsa dell'acqua calda.La crisi economica globale sommata alla minaccia del cambiamento climatico sta producendo un sorprendente boom per un oggetto a basso costo e a bassissima tecnologia che sembrava destinato a scomparire: la vecchia boule, la borsa di plastica dell'acqua calda, solitamente di colore arancione o rossiccio, da tenere stretta al corpo per riscaldarsi, avvolta in un asciugamano o in una coperta per non bruciarsi quando scotta. Un rimedio vecchio stile, utilizzato in passato sia per combattere il freddo in case poco riscaldate, sia per provare un po' di sollievo dopo un'indigestione o un malessere di qualsiasi tipo. Ma adesso la borsa dell'acqua calda vive un inaspettato revival.

Ad un aspirante poeta che accusava la realtà quotidiana di essere banale, e mediocre al punto tale da non offrire motivi per farne dei versi, Rainer Maria Rilke scrisse: "Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri". Sta a noi trovare la poesia, soprattutto quando la realtà non sembra offrire degli appigli per farlo. Eppure va fatto. Ma nelle Lettere ad un giovane poeta, Rilke - tra le varie cose - ne dice anche un'altra che mi ha particolarmente colpito. Delle parole che riguardano ciò che si potrebbe chiamare la "vocazione" di ciascuno di noi. "Morirebbe, se le fosse negato di scrivere?" domanda Rilke al giovane poeta. Sentire che senza scrivere - senza innaffiare le rose del proprio giardino, ridere, ascoltare musica, scattare delle foto, arrotondare gli spigoli, cucinare per gli altri, camminare sui trampoli, godersi il sole o stare a guardare per ore le nuvole - non si potrebbe vivere. Questo è un bel modo per capire cos'è che veramente ci piace, qual è quella cosa senza la quale noi non potremmo vivere. Il fiore che non sboccia è infelice, talmente infelice che ne muore. Non so dargli torto.
Piove piove piove scic sciac avanzo nella pioggia piove piove piove piove i piedi fanno scic sciac scic sciac piove piove piove piove ma accidenti a me piove perché piove ho lasciato piove piove a casa l'ombrello piove piove piove piove piove ehi piove piove ma quella non è una piove piove piove caffetteria piove piove piove piove mi sa che entro piove piove e mi faccio una cioccolata. Scic sciac.
Un'amica mi passa alcune foto scattate 3 anni fa: e nel vederle è grande la meraviglia per come io possa essere cambiato. Avevo non dico dimenticato ma un po' messo da parte quel vecchio me, praticamente morto e sepolto. Più ci penso e più mi sembra proprio un'altra epoca, lontana anni luce, e invece sono solo pochi anni fa. E recentemente rileggo/rivedo alcune cose scritte allora. Ora mi appaiono tutte rozze e imperfette, ma mi consola il pensiero che riesci a vedere chiaramente i difetti e i limiti di qualcuno o qualcosa - ivi compreso te stesso - solo nel momento in cui sei andato oltre, migliorando. E un pochino, non dico tanto, spero di essere migliorato. Speriamolo.
Oppure in alternativa sul blog. Questa settimana, sul sito di Blog & Nuvole, Stefano Misesti ha lanciato una divertente sfida: si trattava di dargli una mano a riempire i balloon per una tavola. Il sottoscritto, come altri volenterosi suggeritori, ha partecipato al gioco con un testo. Ebbene, oggi scopro che Misesti - che ringrazio! - ha scelto proprio quello proposto del vostro blogger preferito! Che bello che bello che bello. Scusate se gongolo.









